Tetro Luogo di Masturbazioni Mentali
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Un 1 qualsiasi che vuol sollazzarsi scrivendo aria fritta. Io parlo di tutto con tutti, ascolto, penso, discuto, amo&odio, leggo, disegno, fumo, bevo, non ho pregiudizi (o almeno ci provo) e per il resto è roba riservata, bruttistronzificcanaso.
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Quest'anno, come sempre, festeggio la Rivoluzione d'Ottobre. Ho già detto in passato cosa significa per me, quindi stavolta parlo d'altro, un argomento che di solito non si tocca.
I bolscevichi, primo fra tutti Trotskij, amavano comprarare la propria Rivoluzione con quella francese del 1789; in effetti le similitudini sono molte, a cominciare dalla storia: la Russia di inizio Novecento era retta da una monarchia assoluta, come la Francia di fine Settecento; aveva tentato invano di darsi un assetto parlamentare con la Duma, fallita grazie a quel tipo di potere oppressivo che anche in Francia aveva svilito l'importanza degli Stati Generali; aveva ancora un'economia di tipo feudale, fortemente agricola (nonostante la presenza di poli industriali moderni in alcune grandi città); era cioé un Paese molto arretrato rispetto al resto d'Europa e vi erano le condizioni per una rivoluzione vecchio stile, con scontri di piazza, barricate, assalti, laddove in altre situazioni europee una rivoluzione in quei termini era impensabile (come già constatava a fine Ottocento Friedrich Engels).
Se comunque è azzardato tracciare linee dirette che ricolleghino i bolscevichi ai giacobini (e magari singole figure, ad es. Lenin come Robespierre), se non altro perché i giacobini erano rivoluzionari della borghesia emergente contro l'aristocrazia mentre i bolscevichi erano imperniati sul proletariato, non si può negare che anche l'andamento della Rivoluzione russa abbia visto momenti di concomitanza. Come i giacobini instaurarono il Terrore per difendere la Rivoluzione francese non solo dai nemici dichiarati ma anche dai partiti rivoluzionari concorrenti, così i bolscevichi si scontrarono con molti gruppi che avevano idee anche radicalmente diverse sulla rivoluzione, in particolar modo gli anarchici (da ricordare il terribile episodio di Kronstadt, che se non ricrdo male dovrebbe avere un omologo nella Rivoluzione francese, ma ora mi sfugge).
L'inevitabile guerra civile tra rivoluzionari e zaristi che seguì al 1917, con l'Armata Bianca sovvenzionata dalle potenze straniere per strangolare il governo bolscevico, e la decisione di uccidere Nicola II e la sua famiglia (pur non avendo alcuna argomentazione tanto potente quanto quella per la decapitazione di Luigi XVI), nonché l'accerchiamento isolante della Russia seguito alla vittoria dell'Armata Rossa, sono altri punti di contatto che comunque vanno presi con le dovute distinzioni.
Ma ciò che risalta è il momento successivo: come per i giacobini arrivò il Termidoro, in cui furono spodestati e la Rivoluzione cambiò strada, in modi diversi anche i bolscevichi ebbero un tracollo che mutò profondamente la situazione. Con la morte di Lenin, infatti, si apre una intensa e drammatica lotta per il potere all'interno del partito e le due igure di spicco sono Trotskij, il "numero due" della Rivoluzione, e Stalin, poco conosciuto, poco carismatico, ma campione della nuova burocrazia. Dallo scontro tra i due e tra le varie fazioni in lotta, il partito ne esce decimato; con la sconfitta pirma della Sinistra e poi della Destra, non solo esce di scena Trotskij (esiliato a vita dal territorio sovietico), ma gradualmente scompare l'intera vecchia guardia bolscevica, prima soggiogata, poi arrestata ed eliminata fisicamente fino alla fine degli anni Trenta quando, dei collaboratori più stretti di Lenin nel 1917, ne rimane in vita soltanto uno: Stalin. Chi aveva fatto la Rivoluzione, come Zinoviev, Kamenev, Bucharin, Rykov, lo stesso Trotskij ecc., muore; tutto il potere si concentra nelle mani del Segretario del Partito, che diventa dittatore assoluto eliminando la Rivoluzione stessa.
Con chi si potrebbe allora paragonare Stalin? Un politico scaltro, un pragmatico, una figura di assoluto secondo piano che emerge dopo la Rivoluzione grazie alle sue azioni militari durante la guerra civile, e che durante il suo governo dal pugno d'acciaio restaura molte forme del vecchio ordine zarista, ma nell'espansione territoriale costante dell'URSS si fa portatore anche di istanze rivoluzionarie, diventando così una figura di semi-rivoluzionario e semi-conservatore? Secondo me, a Napoleone. E molto più di Hitler, che può accostarvisi per le campagne militari e l'attacco alla Russia, ma non altro.
Tutto questo, alla fine dei conti, resta però un semplice giochino storico. Le forme spesso tendono a ripetersi, almeno agli occhi di un osservatore di passaggio; si possono trovare similitudini ovunque, in qualsiasi epoca ed evento, come chi accosta l'omicidio di John Fitzgerald Kennedy a quello di Abraham Lincoln, o altri che paragonano Stalin a Robespierre (ritenuto un precursore di molti dittatori moderni) o a Cromwell, della Rivoluzione inglese.
Non so se questo avvalori l'idea della ciclicità della Storia, che Nietzsche chiamava l'Eterno Ritorno e sui cui si erano espressi anche Hegel, Marco Aurelio e un po' tutto il pensiero classico; certo è che la Storia può insegnarci molto, può aiutarci a non ripetere gli stessi errori, ma evidentemente nessuno raccoglie questo insegnamento, accetta questo aiuto. Forse, se di ciclo si tratta, non è per qualche legge naturale o ultraterrena, ma per la nostra incapacità in quanto specie (al di là dei risultati di singoli individui) di spezzare il cerchio.
C'è speranza, non vi preoccupate. Magari non nell'arco delle nostre vite, ma c'è.

1 - La religione non può più basarsi sulla concezione dell'origine del mondo, dell'universo e dell'uomo, poiché le risposte che forniva prima dell'avvento delle scienze naturali non erano soltanto spirituali, ma anche "fisiche", erano il tentativo umano di spiegarsi l'esistenza delle cose; oggi quella valenza è totalmente scomparsa con le conoscenze scientifiche e tentare di porsi in alternativa è folle e pericoloso, in fin dei conti anche per la stessa religione. Sono infatti i religiosi a sbagliare attendendo dalla scienza le conferme alle sacre scritture (certo una scienza deviata, sottomessa all'ideologia come quella che Ratzinger auspica, o come il "progetto intelligente"), perché quelle conferme non arriveranno mai e anzi è più probabile che arrivino smentite ulteriori. La fede non deve cercare prove e deve ritirarsi nell'interiorità dei singoli come momento di formazione spirituale.
2 - Religione, filosofia, scienza e altri campi d'indagine non sono mai sufficienti a spiegare il Tutto; non lo sono perché ogni persona ha esigenze diverse che la fanno tendere verso l'una o l'altra cosa. Se una di quelle discipline fosse sufficiente di per sé, allora arriverebbe a soddisfare tutti e soppianterebbe le altre; ma così non è, può essere sufficiente solo per determinati individui che hanno loro propensioni.
Per me la filosofia e almeno una parte della scienza sono sufficienti per non credere nella religione; altre persone trovano insufficienti gli stessi campi e hanno soddisfazione in forme religiose e rituali. Si può sempre cambiare idea, ma penso che ognuno tenda verso ciò che gli è più congeniale; in particolare non credo sia possibile realmente "convertire" qualcuno all'ateismo, quanto piuttosto indurlo a comprendere che quella sia (o non sia) la sua via spirituale. Le prove e le dimostrazioni servono a chi ne ha bisogno.
Detto questo, buona estate a tutti.
Questo è un vecchio post che non ho mai pubblicato. Non so perché. Forse ho semplicemente perso l'occasione di farlo al momento e m è rimasto indietro, col sopraggiungere di post più nuovi e urgenti; o forse, credo più verosimilmente, in quel periodo mi era sembrato che rivelasse troppe cose di me. Oggi non vedo nulla di inconfessabile o di realmente intimo, c'è di "peggio" in giro. Credo anche che sia fuori tempo massimo, molte cose sono cambiate e non mi riconosco più tanto in quelle parole, ma proprio per questo voglio lasciarlo qui ora, come a chiudere la fase precedente del blog, ormai al suo quarto anno.
Ecco dunque l'ultimo post personale.... forse!
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Gli anni '80
Ho visto un dossier del TG2 sugli anni Ottanta, un excursus generale su ciò che quel decennio è stato nella vita italiana nei più disparati aspetti, dalla moda alla politica, dalla società allo sport; io negli anni '80 ero un bambino, a quel periodo appartengono la prima infanzia e le scuole elementari. Ma al contrario di quanto mi potessi aspettare, ho ricordato davvero molto poco rivedendo immagini e riascoltando suoni e musiche di quel periodo.
Qualche tempo fa avevo scritto sul blog di Daisyboo che il mio primo ricordo di portata storica è la tragedia di Chernobyl; ricordo di come se ne parlava sia a scuola che a casa, di come certi cibi non si potessero più mangiare, di come io immaginavo fossero le radiazioni, una specie di nuvola di cenere che si espandeva sull'Europa. E la sensazione di attesa di un allarme, più che di un allarme vero e proprio.
Ricordo le bottiglie di Stock '84, i capelli lunghi di mia madre, i mobili in legno tra cui la sedia a dondolo; le vacanze al mare con gli amici di famiglia, il sole nei giardini e le storie di pirati, quel signore che nel calore silenzioso dell'ora di pranzo girava con una barchetta e vendeva bibite alla gente in acqua; gli incontri tra Gorbaciov e Reagan, una maglietta con Topolino che diceva di amare l'Unione Sovietica (ah, cosa non darei per riaverla oggi!), i programmi in tv come Drive-In, DeeJay Television, e quelli di Renzo Arbore; della scuola ricordo la signora maestra, che era quasi una seconda mamma, e la frase "prendete il quaderno a quadretti", che odiavo perché voleva dire passare alla lezione di matematica, che non capivo e perciò, appunto, detestavo.
Ricordi di felicità, come fosse stata una mia personale epoca d'oro.
Ma rivedendo tutto ciò, mi rendo conto anche di come io non abbia vissuto nulla di quegli anni (ovviamente), beccandomi l'adolescenza negli anni '90, quando tutto stava cambiando e all'individualismo già imperante si aggiungeva una sfrenata corsa a sbarazzarsi di ogni responsabilità e vincolo positivo. "Ognun per sé e Dio (se proprio non vuol farsi gli affari suoi) per tutti". Insomma, non ho mai partecipato ad un collettivo, ad una manifestazione, non ho mai sperimentato un'idea di aggregazione sociale, restando un osservatore, uno studioso, interessandomi al bene del mondo quando ognuno aveva perso interesse nell'altro; dedicandomi alla politica quando tutti volevano solo levarsela dai piedi, delegando agli slogan populisti la loro mentalità sociale e accettando con favore l'estensione del liberismo commerciale ad ogni aspetto della vita. E tutto ciò, unito alla mia naturale introversione, mi ha aiutato ad isolarmi, ad essere emarginato, rallentando forse ancora di più una maturazione nei rapporti sociali che solo ora sta esplodendo (seppur con moderazione).
Cosa ho vissuto? Che esperienze ho fatto a livello sociale? Quegli anni di cambiamento che sono stati gli '80 non li ho potuti vivere, nemmeno tanto per quel che vivevano tutti, come i cartoni giapponesi di Mazinga e Ufo Robot (forse sono l'unico a non sapere a memoria quelle sigle, Tigerman a parte), né certamente per la fine della politica di massa degli anni '70. Negli anni '90, poi, sono rimasto chiuso in me stesso, senza fare quelle esperienze che si definiscono "generazionali", e forse questo non è stato troppo male, visto che di sicuro non mi sono omologato, però al contempo ho perso tante cose...
Ho sempre avuto solo me stesso e un "cordone ombelicale" che non avevo il coraggio di tagliare. Ora che lo sto gettando via, posso contare sulla razionalità ma non sull'empiria; forse un ragazzo di strada ignorante e disinteressato ha molte più cose da poter dire rispetto a me, sulla vita.
E' difficile diventare adulti sul serio, interiormente, oltre che anagraficamente. D'altra parte io sono quel che sono proprio per la vita che ho condotto fino ad oggi, e se sono indipendente anche da un'idea politica che per me è tutto, lo devo al non aver vissuto quel passato che, oggi, non può opprimermi. Sono libero da ciò che mi avrebbe reso una persona molto diversa, e il mio sguardo deve essere sempre rivolto al presente e al futuro, non al passato, se non per riconoscere l'inizio di una strada che percorro in avanti.
Il mondo lo cambiano coloro i quali sanno cambiare se stessi senza perdersi.
Prima pensavo che Ratzinger, sebbene oscurantista, fosse un teologo preparato; poi ho letto alcune frasi estrapolate dai giornali che mi facevano pensare il contrario, ma erano fuori dal loro contesto e non potevo giudicare; solo leggendo l'enciclica SPE SALVI ho capito che questo oscurantista è un intellettuale da due soldi, tutto concentrato sull'ideologia cattolica.
Lasciamo da parte ciò che dice sul marxismo, una sequela di cazzate che non voglio commentare (adesso). Prendiamo invece la sua critica della modernità: per dire che il cristianesimo è arretrato di fronte al pensiero scientifico, lui prende come paradigma di quest'ultimo le opere di Francesco Bacone (Francis Bacon), che sosteneva la separazione tra scienza e fede; secondo il papa, è in Bacone che si sostiene la prevalenza della scienza sulla religione per arrivare a Dio, finendo col relegare il cristianesimo alla dimensione privata, per cui il messaggio di Gesù riguarda l'individuo singolo e non più i rapporti della comunità.
La prima cosa che salta agli occhi, è che Ratzinger non ha studiato (forse forse nemmeno letto) i testi di Bacone che cita. Sembra piuttosto che sia arrivato a lui tramite una certa letteratura su di lui, quindi che lo abbia interpretato attraverso altre interpretazioni, per altro con una forte impronta "di parte" (nello specifico, potrebbe trattarsi della Scuola di Francoforte, visto che cita i nomi di Adorno e mi pare Horkheimer, quindi di una interpretazione molto politica).
Seconda cosa, sbaglia nell'assumere l'opera di Bacone come paradigma di un'epoca: che cosa sarebbe, una bibbia scientifica del XVII secolo? Certamente no! E' il pensiero di un singolo autore nel quadro ben più grande delle scienze naturali; basta prendere già Isaac Newton, di poco successivo, per trovarvi tutt'altre idee su Dio e la natura. Non si può imputare ad un unico filosofo la svolta di un'epoca complessa e ramificata. Forse è un errore dovuto all'impostazione religiosa che ha un solo testo fondamentale cui far riferimento e quindi applica la logica del "libro sacro" agli altri ambiti...
Terza cosa: se c'è un filosofo che NON rappresenta ciò di cui si lamenta Ratzinger, è proprio Bacone! Infatti egli non ha mai sostenuto che la scienza debba superare o soppiantare la religione, né che sia la via privilegiata per arrivare a Dio. Per il filosofo inglese, semmai, la scienza affianca la religione pur rimanendone separata: si tratta di due ambiti diversi, con scopi e metodi diversi, uno incentrato sulla Natura, l'altro su Dio e lo spirito; proprio per questo, la scienza non conduce alla conoscenza di Dio, nessun fenomeno naturale studiabile può far trovare Dio, l'unica conoscenza che si può avere scientificamente riguarda il suo operare nel mondo, i modi in cui la Natura segue le leggi che la regolano.
Quest'ultimo punto è sconcertante. Io capisco che il papa debba rilanciare la religione cristiana in un mondo tecnologico di cui la Chiesa non riesce spesso a comprendere le logiche, ma per farlo deve prendere in considerazione pensatori che certamente hanno una impostazione contraria, modernista, tecnologista, persino antireligiosa, quindi studiarli e cercare di comprenderli, invece di affidarsi a interpretazioni altrui e neanche tanto condivise (io apprezzo molto la Scuola di Francoforte, per esempio, ma non c'è dubbio che la loro critica al progresso abbia motivazioni ben precise, qualcuno dice ideologiche, e perciò stesso non condivise da molta parte della comunità scientifica).
Delusione? Un po' sì. Sapevo che non sarebbe stato affatto un interlocutore aperto, ma ancora lo ritenevo un teologo intelligente. Come dicevo, una frase su un giornale in cui dice a proposito del buddhismo che il ciclo delle reincarnazioni è crudele perché perpetua le sofferenze della vita, frase estrapolata da qualche discorso non riportato e quindi priva di argomentazioni precise, mi fa pensare che lui non sappia niente del buddhismo o che lo interpreti a modo suo e ne dica peste e corna per favorire il cattolicesimo; però non posso giudicare sul serio finché non leggo esattamente ciò che lui vuol dire sul buddhismo. Invece, l'enciclica in questione mi ha confermato il sospetto: Ratzinger è un ignorante di prima categoria, o almeno è terribilmente chiuso nella sua ideologia spirituale. Le cose che dice non stanno (è proprio il caso di dirlo) né in Cielo, né in Terra.
Mio Dio, che peccato!
P.S.: naturalmente, l'ignoranza del papa può anche essere una mia svista; è possibile, anche probabile, che tutto ciò non sia frutto di ignoranza, bensì di vera e propria malafede, un calcolato atto d'accusa che influenzi in modo preciso il dibattito in seno ai cattolici, e tra questi e i laici. Se si leggono certe cose scritte da Ratzinger sulla massoneria anni fa, si vede come solo in malafede si possano sostenere tesi tipo che la massoneria è una religione avversa. Ma anche alla malafede ci può essere un limite... credo. A voi decidere.
Socialismo "scientifico" oggi sembra non solo una parolaccia, ma anche una idea fondamentalmente sbagliata, perché non avrebbe nulla di scientifico, ma solo di dottrinario. Beh, è falso. La scienza è metodo, essa non appartiene solo alle scienze esatte, e comunque i risultati non devono per forza essere incontrovertibili; "scientifico" non è "dogmatico", come dimostra il continuo lavoro di Marx nel corso degli anni. Altri, dopo di lui, e non solo epigoni come pure detrattori, hanno dogmatizzato e dunque privato di scientificità il suo socialismo.
Oggi, liberi dall'ideologia, dai partiti soverchianti, dalle gabbie retoriche e politiche, possiamo ritrovare il vero senso del marxismo ed essere pensatori nuovi, ricercatori nuovi, rivoluzionari nuovi, mai moderati, estremisti senza dogmi, massimalisti di un ritrovato umanesimo radicale.

PRIMA DI TUTTO, BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI!

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Detto questo...
Ho iniziato a navigare anni fa, frequentando forum di discussione.
Poi ho provato le chat, sia private (msn) che pubbliche (mIRC).
Trovando ridicoli i blog, mi sono accorto che non ne sapevo nulla e allora ne ho aperto uno per sperimentare.
Infine ho deciso di sperimentare anche i social network, per togliermi l'ennesimo pregiudizio; è sempre e solo questione di comunicazione, non di esibizionismo (non del tutto e comunque se lo è, riguarda singoli individui).
Grossomodo ad ogni passaggio, ho mollato lo stadio precedente; allora sorge la domanda: cosa katzo ne faccio del blog, adesso?
Ecco le idee cui probabilmente non darò seguito:
- basta con post del tutto inutili scritti solo per non lasciar passare troppo tempo;
- basta con sfoghi troppo personali, a meno che non siano ben articolati;
- d'ora in poi, netta maggioranza di post FILOSOFICI, che saranno al tempo stesso interessanti e noiosi, buone masturbazioni mentali positive;
- frequenza obbligatoria di almeno un post ogni due settimane.
Saluti alle signore,
cordialmente,
GoatWolf

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
HO PERSO IL POOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOST
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
VAFFANCULOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
prima o poi lo riscriverò

E così hanno condannato a 3 anni di carcere il giornalista iracheno che lanciò le famose scarpe a Bush, durante un discorso.
Ne rischiava 15, per aggressione ad un capo di Stato.
E' comunque diventato un eroe nazionale e a Tikrit, città natale di Saddam Hussein, hanno pure fatto un monumento alla scarpa, una riproduzione gigantesca in rame intitolata "monumento alla gloria e alla generosità" o qualcosa del genere... e questo la dice lunga, non credete?
In ogni caso, io lo libererei. Tanto per far capire che la democrazia in Iraq permette anche questo. Con Saddam al potere lo avrebbero fucilato, o no? Quindi, vai di scarpe contro il texano! 
E lo ringrazio, questo Muntazer al-Zaidi o come si chiama, perché ha reso possibile un miracolo: farmi apprezzare un gesto di George Walker Bush, la sua magnifica doppia schivata delle scarpe! Un'agilità insospettabile, degna di chi è abituato a schivare le pallottole nel deserto del Texas! E' stato come quando Berlusconi, durante una conferenza stampa del G8 di Genova, si è tolto gli auricolari con un unico elegante movimento! Sono momenti in cui persino uno stronzo del genere può farti simpatia.
Per concludere, lasciatemelo dire... AL-ZAIDI LIBERO! 
Stavo per fare progetti sul blog, ma è inutile, non li realizzerò.
A che serve annunciarli se poi non vi do seguito?
Come il progetto di studiare l'html per personalizzare totalmente questo spazio: ho preparato la testata e stavo pure facendo i bottoncini, ma c'è forse qualcosa di diverso qui?
E poi ho tanto da fare. A volte vorrei solo scappare via da tutto e non pensare più a niente. Mi sento preso in un tornado, pieno di cose che girano e mi urtano contro, senza che io riesca a ripararmi. Quando cerco di concentrarmi, mi distraggo; quando provo ad occuparmi di una cosa, o sbaglio o me ne arriva un'altra che mi rovina tutto. Io non riesco a fare più cose contemporaneamente, non ci riesco proprio, vorrei tanto e invidio la mia donna che sa come fare, ma io non ne sono capace. E mi mancano sempre i soldi, mi mancano prospettive a breve termine, mi faccio troppe masturbazioni mentali e sento crescere una disperazione e un odio che non sentivo da tempo, anche se hanno un sapore differente da prima.
NON PUOI PRENDERTELA CON ME PERCHE' CI SONO SOLO IO CON CUI PRENDERSELA, VITA!
E devo pure stare zitto. E devo pure sentirmi in colpa pur non avendone alcuna. E devo pure ecc. ecc.
Dio, esisti? Ascolti le preghiere? Allora, ti prego, dammi pazienza. Dammene ancora più di quanta ne abbia già, perché se va avanti così non so cosa succederà.
Io ci provo. Faccio quel che posso, magari non del mio meglio, ma è già qualcosa.
Dammi pazienza.
“…Ma in compenso in quelle due ore salì vertiginosamente quasi tutti i gradini della gerarchia aziendale, anche a tre a tre.
Impiegato di settima: scrivania in mogano, poltroncine in staglio finta pelle, telefono, pianta di Ficus, simbolo del potere.
Impiegato di quinta: lampada di opalina, piano di cristallo, naif jugoslavo alla parete, due piante di Ficus.
Impiegato di prima: quattro piante di Ficus, tre telefoni, dittafono, sei quadri naif, tappeto e moquette per terra.
Era arrivato fino alla soglia della dirigenza, vale a dire: serra di piante di Ficus e poltrona in pelle umana, quando la fortuna voltò rovinosamente le spalle al Semenzara…”
Ieri ho conosciuto un tizio che ha frequentato un corso di degustazione di sigari. Si degustavano congiuntamente ai liquori e c'era persino la possibilità di saggiare il risotto al tabacco e l'agnello in crosta di tabacco. E, inutile dirlo, il tipo si vantava alquanto di aver frequentato questi corsi.
Io fumo sigari da anni, ne ho provati di molti tipi e nazioni, ma mai avrei pensato che facessero dei corsi per degustarli. Inizialmente la cosa mi è parsa interessante; poi pensandoci ho cominciato a trovarla talmente ridicola che sono stato contento di non aver avuto occasione di riparlarne col tizio, sennò mi sarebbe scappata qualche risata!
Inventano sempre nuovi modi per spillare soldi alla gente. Sono sicuro che chi partecipa lo fa per gusto, certo dev'essere bello poter fumare sigari che non sono in commercio e riempirsi la pancia di cibo avvelenato (ecco), ma per fumarsi un buon sigaro e goderselo l'ultima cosa di cui hai bisogno è di pagare qualcuno per dirti come farlo.
- che cazzo di post inutile -
Volevo scrivere un post più lungo, ma opto per un breve appunto.
Conosci il tuo nemico: su Current sta passando il documentario "NaziRock", sui gruppi neofascisti che si ritrovano per ascoltare una variante filonazista della musica metal. Io sono sempre pronto a cercare di sapere di più, di capire anche le ragioni di gentaglia come loro, ma cristosanto quel branco di facinorosi mi dà il voltastomaco. Le loro idee sono una brodaglia di concetti ammuffiti e interpretazioni depravate basate su ignoranza e paura che generano odio. Il loro continuo richiamo alla cristianità si fa beffe del messaggio d'amore e fratellanza di Gesù, il loro amore per la patria li porta a odiare i connazionali che la pensano in altro modo più degli altri bersagli ideologici, giustificano la violenza come lotta per la sopravvivenza e concepiscono il dissenso solo come aggressione ed eliminazione (un ospite acclamato era lo stronzo che ha messo una bomba alla redazione del Manifesto nel 2000, quindi sono pure terroristi). Il mio impulso sarebbe di dar loro la propria ricetta e stroncarli, se avessi il potere; ma non è così che si risolve la cosa, anzi si potrebbe acuire. No, è necessaria una grande battaglia culturale e sociale perché questi gruppi e le loro idee sparicano una volta per tutte. Che schifo!
P.S. : ogni volta che accedo al blog mi compare un messaggio con richiesta di password per accedere ad un sito denominato "mp3passion.net", che cazzo è, un virus? porcatroia ci mancava solo questo!